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Intervista a Danilo di Luca |
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Cosa ricordi della tua prima gara in bicicletta?
Avevo 8 anni. Mio fratello correva in bici e io lo seguivo durante le sue gare. La passione è nata così, guardando lui… ma a dire la verità è anche una questione di famiglia. Anche mio nonno era un ciclista.
La tua soddisfazione più grande ottenuta sulle due ruote da esordiente?
Il Campionato Italiano a Perugina è stata la mia prima gara importante. Avevo 11 anni e ho subito vinto. Posso dire di essere stato fortunato perché ottenevo sempre buoni risultati. Ogni volta che vincevo una gara importante il mio pensiero andava alla prossima competizione. Ho sempre creduto che sarei diventato professionista.
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Intervista a Igor Astarloa |
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Igor Astarloa… un basco di Ermua che è cresciuto ciclisticamente in Italia.Cosa è successo?
È successo che ho iniziato la mia carriera di ciclista molto giovane, per passione e sulla spinta di mio cugino Angel che mi ha avvicinato alla bicicletta. L’amore per la bici e per questo sport è cresciuto in me in maniera prepotente, spingendomi a sacrifici e a duri allenamenti. Ma nonostante le numerose vittorie nei club dilettantistici e la mia convocazione ai mondiali con la maglia spagnola non sono riuscito a trovare la mia dimensione in nessuna squadra “di casa”.
E come è andata a finire?
Nel 1999, ancora dilettante, sono sbarcato a Vobarno in provincia di Brescia per correre nell’Unidelta. La mia svolta è stata l’Italia e le persone che ho incontrato. Persone che hanno creduto in me, come Bruno Leali prima e Giuseppe Martinelli in seguito. Dopo tanti sacrifici il mio sogno si era avverato.
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Intervista a Giuseppe Martinelli |
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Giuseppe Martinelli, una vita dedicata alla bici… quando è iniziata la tua avventura come atleta?
È cominciata negli anni 70, e da quel momento in poi ho passato tutte le categorie, prima come esordiente poi come corridore professionista. Da corridore sono stato un velocista più piazzato che vincente, ma questo mi è stato utile in seguito. Di quegli anni ricordo tanti sacrifici e la passione per la bici. Ho sempre dedicato tutto me stesso per essere competitivo e alla fine sono stato ripagato quando sono sceso dalla bicicletta e ho iniziato a fare il tecnico.
Da ciclista professionista a direttore sportivo il passo è stato breve, cosa è cambiato?
Quando scendi dalla bici cambia tutto. Come ciclista devi ascoltare il tecnico, come direttore sei tu in prima persona a dare consigli. È un passo difficile che però ti porta vicino all’atleta. Il fatto di essere stato un ciclista mi ha aiutato… e soprattutto mi ha aiutato il fatto di non essere stato un grande campione. Ai campioni risulta tutto facile. Ma chi suda per la vittoria sa che deve invece dialogare con i corridori, dare la propria esperienza in mano a loro. E in questo sono stato molto fortunato, ho trovato atleti eccezionali.
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Intervista a Alessandro Petacchi |
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Prima il nuoto, poi l’atletica, infine il ciclismo. Perché fra tanti sport hai scelto proprio la bicicletta?
Mi piacciono tutti gli sport e fin da piccolo ho sempre fatto un po’ di tutto. Ho iniziato con l’atletica, poi sono passato al nuoto, e ho anche gareggiato. Ma correre in bici è sempre stato il mio sogno, soprattutto perché mio padre era un appassionato, guardava sempre alla televisione il Giro d’Italia e anche io volevo diventare come i grandi del ciclismo.
Ricordi i tuoi idoli di allora?
Giuseppe Saronni, Francesco Moser… per me erano il massimo. Poi sono entrato anche io a far parte della grande famiglia dei ciclisti e ho avuto modo di conoscere molti nomi importanti come ad esempio Miguel Indurain.
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Intervista a Giovanni Visconti |
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La tua carriera di ciclista è iniziata prestissimo. Cosa ricordi degli anni in cui correvi nelle categorie giovanili?
Sì, la mia carriera come ciclista è iniziata davvero presto. Avevo 8 anni e una grande sogno. Mi piaceva andare in bici, ma il vero problema era che in Sicilia, dove ero andato ad abitare, non c’erano molte gare e non c’era quindi la possibilità di andare avanti in questo sport. Di quegli anni ricordo i trasferimenti, i lunghi viaggi, in macchina, in nave… ricordo la voglia di vincere.
Come riuscivi a coniugare la passione per la bicicletta con gli impegni scolastici e la tua vita da adolescente?
Prima di tutto veniva la scuola, poi subito dopo l’allenamento. È chiaro che non vivevo una vita come tutti gli altri coetanei, ma non ho rimpianti sulle rinunce che ho fatto. Alla fine sono stato ripagato di tutto.
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KeForma e Riccione Bike Hotels: energia in movimento |
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Intervista a Francesco Mazzotta |
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Da quanto tempo pratichi questo sport e come tu sei avvicinato a questa disciplina?
Ho iniziato a fare boby building all’età di 13 anni. In realtà all’inizio volevo fare il pugile, ma nella palestra che frequentavo mi facevano fare esercizi diversi dalla ginnastica pugilistica. Quando sono arrivato primo ai “Giochi della Gioventù” ho capito che la mia strada era quella del Body Builder.
Hai una tua particolare strategia di allenamento?
Attualmente i miei allenamenti sono brevi ma intensi. Mi alleno tutti i giorni esclusa la domenica per almeno 40-45 minuti usando i maggiori volumi di carico nel minor tempo possibile e cercando di variare sempre gli stimoli muscolari.
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Intervista a Matteo Signani |
Da quanto tempo pratichi il pugilato e come ti sei avvicinato a questo sport?
Ho sempre avuto un temperamento vivace e irrequieto e salire per la prima volta sul ring a 15 anni mi è servito a scaricare energie e buttarmi su qualcosa che veramente mi piaceva. Da quel momento non ho più smesso.
Quante volte ti alleni alla settimana e come si svolge una tua giornata tipo?
Mi alleno due volte al giorno dalle 3 alle 6 ore. Mi alzo alle 5 del mattino e vado a correre, e poi in ufficio fino alle 14. Nel pomeriggio sono già in palestra ad allenarmi con sacchi, corde e 35 sparring partner di tutti i pesi che si alternano con me sul ring.
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