| Intervista a Giuseppe Martinelli |
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Giuseppe Martinelli, una vita dedicata alla bici… quando è iniziata la tua avventura come atleta?È cominciata negli anni 70, e da quel momento in poi ho passato tutte le categorie, prima come esordiente poi come corridore professionista. Da corridore sono stato un velocista più piazzato che vincente, ma questo mi è stato utile in seguito. Di quegli anni ricordo tanti sacrifici e la passione per la bici. Ho sempre dedicato tutto me stesso per essere competitivo e alla fine sono stato ripagato quando sono sceso dalla bicicletta e ho iniziato a fare il tecnico. Da ciclista professionista a direttore sportivo il passo è stato breve, cosa è cambiato?Quando scendi dalla bici cambia tutto. Come ciclista devi ascoltare il tecnico, come direttore sei tu in prima persona a dare consigli. È un passo difficile che però ti porta vicino all’atleta. Il fatto di essere stato un ciclista mi ha aiutato… e soprattutto mi ha aiutato il fatto di non essere stato un grande campione. Ai campioni risulta tutto facile. Ma chi suda per la vittoria sa che deve invece dialogare con i corridori, dare la propria esperienza in mano a loro. E in questo sono stato molto fortunato, ho trovato atleti eccezionali. A proposito di atleti che hai conosciuto e allenato, chi ti è rimasto nel cuore?Difficile dirlo. Tutti sono stati importanti, ma se devo fare una scelta nel cuore c’è ancora Marco Pantani. Forse perché è stato il mio corridore, nato con me quando ero giovane, l’ho portato all’apice dei suoi successi. Senza nulla togliere agli altri, Marco è stato quello che ho sentito più “mio”. Quali sono i segreti per essere un buon direttore sportivo?Quello di riuscire a instaurare un buon dialogo con gli atleti e di fare gruppo. Siamo in un mondo completamente dominato dalla tecnologia, riuscire a fare un gruppo significa tirare fuori il lato umano. Cosa consigli a chi si vuole approcciare al ciclismo?Il ciclismo, anche se ha passato momenti difficili, è uno sport importante. Un bambino che si approccia alla bici è spinto dalla passione e non dall’emulazione. Sulla bici sei solo, è uno sport individuale anche se vince il team, le motivazioni, la passione va cercata dentro di noi. L’ALLENATORE CONSIGLIA: |






